L’educativa di strada è un’attività rivolta a gruppi spontanei di adolescenti e giovani nei luoghi naturali di ritrovo, finalizzata a costruire una relazione significativa tra i componenti del gruppo e tra questi e gli educatori, anche attraverso l’organizzazione di iniziative co-progettate e finalizzate a far emergere idee, bisogni, risorse che consentano di rafforzare i fattori protettivi e ridurre quelli di rischio.

Gli educatori si pongono come facilitatori nei rapporti tra i gruppi spontanei di adolescenti e i cittadini residenti, al fine di promuovere la cittadinanza attiva, migliorando la convivenza e la collaborazione tra adulti e adolescenti per la creazione di una comunità più solidale.

L’educatore di strada si avvicina al ragazzo non con lo scopo di trasferire contenuti o per condurlo ad un servizio sociale o sanitario, ma innanzitutto per conoscerlo ed instaurare con lui una relazione.

Nei confronti dei singoli gli educatori svolgono una funzione di ascolto e di conoscenza in particolare dei bisogni, delle potenzialità e delle sofferenze latenti. Essi si attivano per fornire informazioni, orientamenti, consigli in caso di richieste esplicite o intuibili. Devono essere capaci di offrire opportunità di relazione di aiuto ai giovani che manifestano situazioni di particolare disagio, in collaborazione con i distretti di base, il servizio medico sociale per le tossicodipendenze e il servizio di salute mentale.

Nei confronti dei gruppi l’educatore svolge una funzione di facilitatore sociale rinforzando i giovani a dare corpo alle esigenze di realizzazione personale e di gruppo, stimolandoli all’autogestione di attività da loro sentite e progettate, proponendo, sperimentando e inventando strumenti necessari ad acquisire metodi operativi efficaci, integrati da momenti di riflessione e di verifica sulle azioni svolte, per favorire lo sviluppo dell’originalità di ciascun tipo di aggregazione.

Presupposto fondamentale per il lavoro di strada è saper lavorare in equipe, sia nelle fasi di progettazione che nel lavoro di strada vero e proprio. L’equipe è formata da professionisti con diverse professionalità, gli educatori sono di ambedue i sessi. L’educatore di strada mette in contatto giovani e servizi istituzionali in un ottica di prevenzione, infatti si è visto che i ragazzi si rivolgono ai servizi in maniera autonoma solo quando il livello di sofferenza e di disagio appaiono ormai intollerabili. L’educatore di strada è attento nel riconoscere eventuali situazioni e sintomi di disagio, conosce e collabora con i diversi servizi e si pone come facilitatore per mettere in contatto giovani e istituzioni. Il rapporto che si instaura con i ragazzi non è tra operatore e utente, ma tra “partners”, che collaborano e cooperano nello sviluppo di una relazione e di un’azione educativa caratterizzata da una comunicazione simmetrica in cui i comunicanti hanno pari grado di dignità, potere e decisionalità.

L’intervento in strada è programmato e definito nei suoi ambiti, negli obiettivi generali e negli orientamenti che vengono stabiliti a priori nell’equipe di lavoro, obiettivi specifici e attività sono definiti in maniera partecipata con i soggetti coinvolti nel progetto stesso.

Tra gli obiettivi principali del lavoro di strada vi è la creazione di un rapporto tra giovani e cittadini di una città o di un quartiere, ***ociazioni, servizi istituzionali, gruppi sportivi. La sua realizzazione favorisce lo sblocco di fenomeni di emarginazione e l’avvio di processi di identificazione con il territorio di riferimento.

L’intervento persegue un obiettivo a lungo termine di sviluppo di comunità e prevenzione del disagio giovanile, che non interessa solo i gruppi di ragazzi con i quali si entra in contatto, ma tutti i soggetti della comunità.

L’ottica entro cui si lavora è quella di considerare le compagnie informali come portatrici di potenzialità e di risorse positive, che possono essere “convogliate” in progetti di utilità sociale per i soggetti stessi e per le comunità di appartenenza. L’atteggiamento che consegue tale considerazione permette agli educatori di strada di essere accettati e di aumentare l’autostima delle compagnie, ne consegue che i ragazzi non percepiscono l’educatore come un agente di controllo e ciò permette loro di relazionarsi maniera spontanea e naturale.

L’operato dell’educatore è diretto ad un fare “con” e non un fare “per”, questo p***aggio è essenziale perché i giovani si sentano effettivamente protagonisti dell’azione, a ciò si arriva tramite una reciproca conoscenza e trascorrendo momenti insieme. Ciò significa che l’educatore deve essere disposto a “lasciar perdere” attività progettate a priori che però non trovano il consenso del gruppo.

Fonte: Regione Emilia Romagna (2013) – Promozione del benessere e la prevenzione del rischio in adolescenza: “Progetto Adolescenza”: linee di indirizzo regionali.

L. Regoliosi, P. Misesti, A. Tenzi (2006), Giovani possibili, La Meridiana, Molfetta (BA)

 Appunti del corso di formazione “L’educativa di strada” organizzato dal Centro di Servizi per il Volontariato di Forlì-Cesena ***. I. Prov.